Nota storica - 11 agosto 2017

Riproponiamo un brano tratto da “Il Corrierino degli Eoippici -considerazioni in libertà sull’ippica dei purosangue”, a cura del Clubino degli Eoippici 

Il termine purosangue, traduzione dal francese pur-sang, non esprime un valore scientifico bensì poggia su una solida base genealogica di iniziativa innegabilmente inglese. In realtà sarebbe più esatta la definizione di ‘cavallo di cui è certa l’origine’ o ‘di cui sono noti gli ascendenti’.

Se l’aver creato il purosangue si deve agli inglesi, il contributo italiano a questa operazione ha origine nel Rinascimento quando eravamo il riferimento culturale per l’intera Europa. Fonti storiche ci dicono che durante il regno di Riccardo VIII (siamo nella seconda metà del 1400) il Marchese di Mantova, volendo sollecitare favori dal Sovrano inglese, dovette affidare al suo ambasciatore Baldassarre Castiglione due regali: una tela dipinta da Raffaello e una delle fattrici del suo allevamento di cavalli. C’è di più: Enrico, per migliorare le sue razze in Inghilterra, sollecitò dei cavalli berberi dalla Duchessa Caterina di Savoia che li aveva fatti venire dalla Spagna. Più tardi la Regina Elisabetta I incaricò il Conte di Essex di ottenere dall’Italia istruzioni sul come migliorare l’allevamento reale. Essex ingaggiò a Napoli un cavallerizzo, tale Prospero d’Osma, che redasse un testo in cui sottolinea gli errori precedenti e spiega i miglioramenti da apportare secondo le sue esperienze italiane. Federico Tesio, che è la fonte da cui ho tratto queste interessanti notizie, afferma di averne letto copia.

Si arriva al 1600, secolo nel quale compaiono i primi testi che contengono tracce scritte degli ascendenti di cavalli adatti alle corse. Nella seconda metà del 1700 è dato alle stampe l’insostituibile libro delle nascite dei cavalli, lo Stud Book, ad opera di Mr. Weatherby.