La puledra e la trattoria - 8 settembre 2017

Riproponiamo un brano tratto da “Il Corrierino degli Eoippici -considerazioni in libertà sull’ippica dei purosangue”, a cura del Clubino degli Eoippici 

La puledra e la trattoria

La crisi economica mordeva sempre di più tanto che falchetti, aquilotti e poiane, insomma gli uccelli rapaci in genere, volteggiavano nel cielo in attesa che per primi i poveri pensionati, perse le residue forze, si abbandonassero stremati alla loro mercè. Il sovrapporsi progressivo di confuse morali laiche, indicate come espressioni di libertà civili, su quella religiosa cattolica, era stata la premessa, inevitabile, alle sfortune materiali di una società in preda alla conflittualità. L’appropriarsi con la violenza o l’inganno delle altrui cose, era divenuto il comportamento abituale dei cittadini di quel Paese oramai trascurato da Dio. “La legge?” “Quale legge ebbe a dirmi un gaglioffo.”

Gli unici a banchettare, come i nematodi su di un tronco morto, erano gli uomini politici e i loro tirapiedi esattori, indifferenti alle sofferenze altrui. Voraci e insaziabili, mediocri e senza cultura, costoro superavano in protervie e malefatte gli arbìtri commessi nei secoli passati. A loro si deve la corruzione dilagante, cosicché gli onesti sono come non mai relegati a gente povera, vittime destinate.

In questo fosco quadro si inseriscono le preoccupazioni personalissime di X, appassionato ippico. Costui ha dislocato l’unica puledra purosangue di sua proprietà, frutto di tante rinunce, presso un allevamento toscano, un tempo assai rinomato e attivo a livello nazionale. Fattrici accompagnate dai puledrini, foal e yearlings, stalloni distribuiti nei vari paddock. Sembra di essere nel Suffolk inglese.

Periodicamente, assieme a qualche amico appassionato ben disposto a sobbarcarsi la guida fino all’allevamento il signor X era solito presentarsi in visita all’animale, godendo di quella breve distrazione rurale. Tanto verde e aria buona. X trovava beneficio nell’isolarsi per un paio d’ore in quella pausa distensiva tra le insofferenze della vita sociale. La gente del posto era socievole, ben disposta, nelle trattorie rustiche si mangiava bene, il personale del complesso allevatorio preparato e cordiale. X si sentiva tra amici.

Accadde che, trovandosi in pessime condizioni di salute, X fu nell’impossibilità di recarsi a controllare la crescita della puledrina. Chiese allora al personale dell’allevamento la cortesia di spedirgli via computer qualche fotografia del suo animale. Si sarebbe consolato in quel modo. Ebbe l’assicurazione richiesta, ma trascorse un giorno, poi due, tre e le immagini non arrivavano. Insolito. La segreteria dell’allevamento si prodigava nel soddisfare con efficienza i desiderata dei clienti, il caporazza non era da meno e così i lavoranti, dunque X si mise a riflettere per cercare una spiegazione di quel mancato arrivo. “Cattiva volontà?” Neppure a pensarci. Altre ragioni dovevano esserci. Sta a vedere, si disse, che la crisi dell’ippica è ben più radicata e profonda di quanto egli pensasse. Un atroce sospetto gli fece tremare i polsi: “Quella trattoria del vicino paese dove del resto il cibo è sempre stato eccellente, mica avrà inserito nel menù bistecche di cavallo e stufato alla selleria?” Nell’impossibilità di accertarsene direttamente X vide con l’immaginazione la puledra nelle mani assassine del macellaio.

Fu nel quinto giorno che giunsero le foto, facendo giustizia: la cavallina era magrolina ma graziosa…  e soprattutto viva.